PSICOANALISI A MILANO

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domande e informazioni

“L’analisi è una sonda che espande il campo che esplora”
(A. Ferro).

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Quando nasce la Psicoanalisi?

La psicoanalisi è una disciplina fondata da Freud e che si è sviluppata nel corso del tempo dando vita a diversi filoni scientifici. Dapprima Freud ha definito la sua disciplina con i termini “analisi”, “analisi psicologica”, “analisi ipnotica” in un articolo del 1894 dal titolo “Le neuropsicosi da difesa”. Solo più tardi, nel 1896, ha introdotto il termine “psicoanalisi” in un articolo pubblicato in francese dal titolo “L’hérédité et étiologie des névroses” che tratta l’eziologia delle nevrosi. In tedesco compare per la prima volta il termine “Psychoanalyse” in un articolo dal titolo “Nuove osservazioni sulle neuropsicosi da difesa” sempre del 1986. Sulla scelta del termine Freud è stato abbastanza chiaro: “Abbiamo dato il nome psicoanalisi al lavoro con cui portiamo il malato a prendere coscienza dei suoi contenuti psichici rimossi. Perché ‘analisi’, che significa scomposizione, dissezione, e fa pensare ad un’analogia col lavoro che il chimico compie sulle sostanze che trova in natura e porta nel suo laboratorio? Perchè, in un punto importante, una tale analogia esiste davvero. I sintomi e le manifestazioni patologiche del paziente – come tutte le sue attività psichiche – hanno un carattere altamente compositivo; gli elementi di questa composizione sono in definitiva le motivazioni e i moti pulsionali”.

Come può essere definita la Psicoanalisi? cos’è la Psicoanalisi? Quale è il significato della psicoanalisi?

Proviamo a dare una definizione della psicoanalisi. Freud ha definito la psicoanalisi in vario modo ma una delle voci più esplicite si trova all’inizio di “Due voci di enciclopedia: <Psicoanalisi> e <Teoria della Libido>”  scritte nell’estate del 1922. Ecco come lo definisce Freud in quel passaggio: “Psicoanalisi è il nome: 1) di un procedimento per l’indagine di processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere; 2) di un metodo terapeutico (basato su tale indagine) per il trattamento dei disturbi nevrotici; 3) di una serie di conoscenze psicologiche acquisite  per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina”. La psicoanalisi è dunque una disciplina psicologica, ma anche un metodo terapeutico e quindi una psicoterapia del profondo utile non solo a conoscere meglio se stessi, ma anche ad aumentare il proprio benessere e curare le patologie psicologiche.

Esistono varie tipologie di psicoanalisi?

Sì, esistono varie tipologie di psicoanalisi. C’è la psicoanalisi classica che si rifà ancora ai dettami del padre fondatore della psicoanalisi, Sigmund Freud. E’ dunque un orientamento molto centrato sugli aspetti pulsionali. C’è la psicoanalisi della relazione o psicoanalisi relazionale che è l’ala più moderna della psicoanalisi che focalizza il suo lavoro sulle dinamiche e problematiche relazionali (vai al libro della psicoanalisi della relazione: “L’intreccio”). Questo filone è molto attento alle innovazioni scientifiche e agli esperimenti sui bambini. C’è la psicoanalisi Junghiana che è strutturata sulla base delle teorie del padre fondatore Carl Gustav Jung, come quel dei tipi psicologici, dell’inconscio collettivo e degli archetipi.

La psicoanalisi usa sempre il lettino?

Non sempre perché l’uso del lettino dipende dalla teoria analitica di riferimento. Gli psicoanalisti classici, che si riferiscono ancora ai dettami di Sigmund Freud, lo considerano uno degli elementi fondamentali della tecnica e del setting psicoanalitico. Gli psicoanalisti Junghiani usano un setting (cioè l’ambiente dove lavorano) senza lettino ma con due divanetti. La psicoanalisi della relazione o psicoanalisi relazionale adotta anch’essa il setting con due sedie o divanetti uno di fronte all’altro. Questa tipologia di colloquio è definito “vis a vis” perché analista e analizzando si trovano faccia a faccia, a differenza della situazione in cui c’è il lettino dove l’analizzando è sdraiato davanti e l’analista è dietro di lui seduto.

Lo psicoanalista è anche uno psicoterapeuta?

Sì, lo psicoanalista diventa di fatto anche uno psicoterapeuta. I percorsi formativi possono essere due: laurea in medicina ed iscrizione ad una scuola di specialità in psicoanalisi (Freudiana, Junghiana, Lacaniana o Relazionale che sia) oppure (il più frequente) laurea in psicologia ed iscrizione ad una scuola di specialità in psicoanalisi.

Cos’è la psicoterapia dinamica?

Quando si parla di psicoterapia dinamica s’intende la psicoterapia ad orientamento psicoanalitico ma senza alcuni aspetti tecnici della psicoanalisi. Sostanzialmente è un modo per distinguere tutte quelle psicoterapie che si occupano degli aspetti più profondi della psiche, in contrapposizione con le psicoterapia cognitive.

Che frequenza richiede la psicoanalisi?

La psicoanalisi richiede una frequenza un po’ più serrata delle altre psicoterapie. Si parte da una volta a settimana in su, e più si intensifica la frequenza e più è profonda l’analisi.

Perchè fare una psicoanalisi?

I motivi sono diversi e personali. C’è chi la intraprende per risolvere dei problemi psichici (depressione, ansia, attacchi di panico, ossessioni, disturbi alimentari, problemi di coppia), scacchi evolutivi (problemi adolescenziali, durante la menopausa o la terza età) oppure per ricercare un benessere maggiore o provare a conoscersi meglio. Tutti i motivi sono validi purché nasca da una scelta personale. L’analista valuterà personalmente le motivazioni e, a seconda di esse, la frequenza da rispettare per fare un buon percorso analitico.

Quanto dura una psicoanalisi?

La durata è soggettiva e dipende dai tempi interni della persona. La psicoanalisi è sicuramente una tecnica psicoterapica che richiede tempo, questo perché si cerca di lavorare su aspetti inconsci del soggetto e poiché gli obiettivi possono essere più profondi e andare oltre la scomparsa del sintomo. Quando pensiamo alla psicoanalisi dobbiamo tenere presente che l’unità di misura fa più riferimento agli anni, piuttosto che ai mesi. Un lavoro psicoanalitico che dura pochi mesi, non può essere detto tale, perchè in periodi brevi è difficile lavorare e cambiare vissuti inconsci o profondi, e esperienze emotive.

E’ vero che gli psicoanalisti devono sottoporsi ad una psicoanalisi?

Sì, nella stragrande maggioranza dei casi sì. Le grandi scuole di psicoanalisi come quella Relazionale (SIPRe), Junghiana (CIPA), Freudiana (SPI), etc… richiedono che lo psicoanalista durante la propria formazione affronti un percorso analitico personale. Questo affinché possa migliorare e risolvere conflitti e problematiche interiori, ma anche perché una buona conoscenza di sé è una condizione necessaria per aiutare gli altri a conoscersi.

Quanto costa la psicoanalisi? Quanto costa una seduta di psicoanalisi?

La tariffa della seduta dipende da psicoanalista a psicoanalista. L’onorario è deciso dallo stesso professionista a seconda dell’esperienza, delle competenze e di altre valutazioni personali seppur rispettando sempre le indicazioni del tariffario ufficiale dell’ordine degli psicologi. La tariffa da rispettare è quella che si riferisce alla psicoterapia individuale è va da 40 euro a 140 euro.

Si può abbinare la psicoanalisi ad un trattamento farmacologico? Quale è il rapporto tra psicoanalisi e farmaci? Possono collaborare psichiatra e psicoanalista?

Sì, non c’è nessuna controindicazione. L’intervento psicoanalitico può essere abbinato ad una farmacoterapia purché si tenga al corrente il proprio psicoanalista della terapia assunta, in modo che possa avere un’idea completa del quadro clinico dell’analizzando. Per esempio, alcuni farmaci mettono a tacere il mondo onirico o lo inaspriscono, piuttosto che fanno scomparire le angosce senza agire sulle cause, e mettere al corrente il proprio psicoanalista dell’assunzione gli permette una lettura più appropriata dei processi psichici.

In alcuni casi, come nel caso delle psicosi o di alcune forme di depressione grave, può essere consigliata l’assunzione di farmaci insieme ad un percorso psicoanalitico, affinché l’analizzando possa iniziare la psicoanalisi con un grado di sofferenza minore e non nel culmine della crisi psichica. Come si diceva prima, la psicoanalisi vuole del tempo per agire e, talvolta, è meglio abbassare i livelli di sofferenza per far sì che una persona si ingaggi nel percorso senza l’urgenza di un miglioramento a breve termine.

Noi siamo i sarti e i modelli della realtà che indossiamo, nonostante spesso ci stupiamo di come il mondo che ci circonda sia così coerente con l’idea che ne abbiamo. È come se credessimo ingenuamente di indossare un vestito pescato a caso da un armadio, quando verosimilmente l’abbiamo costruito noi (sarti), su di noi (modelli)” (Florita 2012, da “Alice, il fenicottero e il porcospino”)

Sulla base di queste premesse è ovvio che uno psicoanalista e uno psichiatra (un medico specializzato in psichiatria), che è la persona più indicata a somministrata gli psicofarmaci, possono collaborare. A tal fine può essere importante affidarsi ad uno psichiatra di nuova generazione (non chiuso ad una lettura solo biologica dei problemi psichici), con esperienza in ospedale e aperto al confronto. In questo modo la collaborazione sarà autentica e attenta al benessere della persona.

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