Alcune riflessioni sul ritorno a scuola dei bambini

La Costituzione italiana sancisce nell’art. 34 che la scuola è un dovere un diritto di ogni cittadino. Come esperti della salute mentale sentiamo che la questione scuola deve essere una priorità da mettere in agenda, è nostro dovere occuparcene e abbiamo il dovere di difendere il diritto di bambini e ragazzi alla scuola come luogo di relazioni. Questo significa pensare e sostenere i diritti dei minori con responsabilità.

La situazione nazionale, a causa dell’emergenza Covid-19, vede oggi, 28 giugno 2020, in Italia 240.136 casi di positivi e 34.716 morti. La rapidità con cui la malattia da Sars-CoV-2 si è diffusa in tutto il mondo, ha fatto sì che venisse definita pandemia.

In Italia uno dei primi provvedimenti effettuati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19, è stato quello di chiudere tutte le attività educative e didattiche delle scuole italiane. Questo è avvenuto gradualmente in tutto il mondo; in 190 Paesi sono state chiuse le scuole. Di pochi giorni fa la notizia ufficiale (linee guida MIUR del 26.06.2020) che in Italia la scuola riprenderà il 14 settembre, non ancora chiare le norme da seguire.

Quando pensiamo alla scuola la prima cosa che ci viene in mente è che essa sia il luogo dell’istruzione, dove i bambini possono apprendere e conoscere nuove nozioni. Sappiamo però che l’apprendimento è un processo articolato che si svolge all’interno della complessità delle relazioni, che sono fondamentali per i bambini e la loro crescita.

L’apprendimento infatti non è solo un processo lineare di trasmissione dal maestro al discente ma si svolge all’interno della relazione unica tra quell’alunno e quel maestro; non è neppure solo un processo verticale ma anche e soprattutto orizzontale, tendiamo a sottovalutare quanto i bambini imparano osservando i lori compagni e vivendo la quotidianità con loro. La scuola per i bambini è anche scuola di vita, di interazione tra pari, di incontro e scontro, dove imparare a relazionarsi non solo con un adulto che insegna loro a leggere e a scrivere, ma anche con altri bambini, con cui giocare e confrontarsi. Nella scuola, e nel confronto tra pari, si apprendono e affinano una quantità notevole di competenze: capacità di reggere le frustrazioni (un altro bambino, al contrario dei genitori, non ti farà vincere per farti felice), di attendere, di alternarsi nei giochi, di negoziare, di comprendere, di stare dentro i limiti, di concentrarsi (se non ascolti le regole del gioco i ragazzini ti espellono), di collaborare, di empatizzare, etc… Pensate che perfino la SIN, la Società Italiana di Neonatologia, ha continuato a richiedere che venisse garantita la presenza dei genitori  nei reparti dove sono ricoverati i bambini nati pretermine, perché i rischi del contagio erano minori (nonostante gli organi e i polmoni dei bambini siano immaturi) rispetto ai vantaggi dell’avere la relazione con il genitore al di là dell’incubatrice. La relazione è vitale perché protegge e promuove lo sviluppo neurologico. La relazione non è un semplice veicolo per trasmettere nozioni, alla stregua del computer o della lavagna, ma l’apprendimento è relazione e si nutre di essa! Pertanto diventa chiaro come l’apprendimento realmente trasformativo si svolge da una posizione attiva e aperta alla condivisione, quindi nel vivo della relazione.

Di conseguenza la domanda che ci poniamo è, come può avvenire tutto questo senza momenti di scambio, con la mascherina che spesso ci impedisce di capire bene quello che dice o prova un altro bambino? Al di là degli aspetti patologici, proviamo a pensare anche solo ai bambini più timidi, che spesso faticano a far sentire la loro voce e a socializzare, come faranno in questo clima dove relazione è contagio? 

Con la chiusura delle scuole e delle attività extra-scolastica, i bambini e gli adolescenti di tutto il mondo si sono trovati non solo senza uno spazio di didattico, ma senza uno spazio di confronto, di ascolto, di sfogo e di interazione. La chiusura di nidi e scuole (dall’infanzia a alle università) ha fatto emergere, oltre a un inevitabile rallentamento didattico per alcuni studenti, che sarà difficilmente colmabile nel prossimo anno scolastico, manifestazioni di disagio psicologico preoccupante, proprio a causa della prolungata mancanza di relazioni, di occasioni educative e sociali.

Secondo l’American Academy of Pediatrics (1) il ritorno a scuola è necessario per lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale dei bambini e dei ragazzi, per riallineare le differenze socio-economiche dell’ambiente di provenienza e consentire anche agli alunni con minori risorse o disabilità l’accesso all’istruzione e alla cultura. Come operatori della salute mentale possiamo confermare la fatica di bambini e adolescenti in questi mesi, con il riscontro di molte regressioni nella fascia di età 2-8 anni (enuresi notturna, difficoltà nell’addormentamento, paura della morte) e manifestazioni di disagio psicologico non sempre reversibili nei più grandicelli. Chi viveva in un contesto familiare patologico, si è ritrovato ad esservi immerso H24 e a non avere più la scuola come risorsa educativa e di sostegno.

Gli studi sulla possibilità di infettarsi e trasmettere l’infezione da SARAS-CoV-2 da parte di bambini e ragazzi sono ancora in evoluzione, ma la maggior parte di questi offre dati rassicuranti. Al momento i bambini e gli adolescenti rappresentano solo l’1–5% dei casi diagnosticati di COVID-19 e almeno il 90% hanno una malattia asintomatica o lieve (2,3). I bambini che sembrano essere a più alto rischio di malattia più grave sono i neonati di età inferiore all’anno, quelli che hanno condizioni mediche particolari o che assumono terapie immunosoppressive.

Recenti studi (4) affermano che i bambini sono meno portatori e sono meno contagiati. I bambini esprimono meno il recettore ACE2 – quello che il virus SARS-CoV-2 usa per infettare le cellule che rivestono la mucosa del naso e per questo si infetterebbero di meno, si ammalerebbero di meno e sarebbero anche meno contagiosi rispetto agli adulti (5). Su Acta Paediatrica (6) è uscita recentemente una revisione sistematica che esamina gli aspetti di trasmissione Covid-19 dai bambini. Si osserva, grazie agli studi sulla trasmissione nelle famiglie, che raramente il contagio parte dai bambini. L’autore (Jonas F Ludvigsson) conclude affermando che sembra improbabile che l’apertura delle scuole e degli asili possa portare a un incremento significativo della mortalità.

Ovviamente tutte queste considerazioni non vogliono mettere in discussione l’importanza delle regole e delle norme finora seguite, né pensare che il ritorno alla scuola non debba tener conto di alcuni cambiamenti necessari. La nostra è una riflessione che vuole mettere in discussione il principio di massima prudenza in favore di una seria considerazione di costi/benefici per una intera generazione.

Nessuno dubita che sia fondamentale osservare alcune precauzioni come lavarsi accuratamente le mani, evitare che gli alunni con sintomi influenzali frequentino le lezioni, arieggiare frequentemente le aule e privilegiare le lezioni all’aperto o in ambienti ampi. Ma al tempo stesso ci chiediamo, ad esempio, se la mascherina e il distanziamento sociale siano davvero indispensabili e utili per i bambini, alla luce dei recenti studi.

Comprendiamo l’importanza del distanziamento sociale, ma è al contempo difficile pensare a una scuola senza interazione, senza confronto, senza socialità: la scuola è relazione perché è dentro la relazione che si svolge il processo di apprendimento che è ben più complesso di un inserimento di nozioni dentro una tabula rasa.

Se è vero che nessuno di noi è contro una digitalizzazione della scuola, è altrettanto vero che questo passaggio è avvenuto solo digitalizzando il mezzo educativo, ma nella stragrande maggioranza dei casi le modalità didattiche (che vanno distinte dal mezzo) non si sono digitalizzate. La DaD (didattica a distanza) è stata la risposta e gli insegnanti hanno dato il massimo per stare vicini a distanza, ma senza una preparazione adeguata. Questo ha fatto sì che venissero più a galla i limiti di questa mezza digitalizzazione (isolamento, interattività scarsa, insostenibilità di lezioni frontali al pc) piuttosto che le risorse (insegnamento digitale, interattività a portata di mouse). Paradossalmente la digitalizzazione improvvisa della scuola ha acuito ancora di più le differenze sociali ed economiche perché i bambini con difficoltà economiche si sono trovati con connessioni o tecnologie lente, evidenziando il loro status nonché il loro isolamento, o senza la possibilità di avere uno spazio di confronto con il genitore.

In questi mesi abbiamo vissuto in un mondo in cui l’esterno è stato pericoloso e l’abbiamo vissuto come tale, l’Altro è diventato qualcuno da evitare, perché potenziale fonte di contagio e, giustamente, ci siamo tenuti a distanza. L’abbiamo trasmesso ai nostri bambini spiegando loro questa emergenza e loro hanno capito. Ma come cresceranno se dovranno continuare ad essere diffidenti rispetto ai loro compagni, viverli come un pericolo e non come l’occasione di creazione di legami costruttivi e gioiosi? Per pensare al valore di quelle interazioni, quanti di noi sono ancora legati o ricordano perfettamente gli amichetti delle elementari o medie, o il compagno di giochi dell’asilo? Ciò avviene controvertendo ogni legge di distanza spazio-temporale.

Ora vorremmo pensare insieme ad una scuola nuova, che deve trovare grazie al sostegno di tutti, politici, dirigenti, professionisti e famiglie, che restituisca sicurezza e che rivalorizzi un po’ di ciò che il Covid ha tolto: fiducia, sostegno, sorrisi, ascolti individuali, chiacchiere sottobanco, brividi da compiti a sorpresa, prove e strette di mano.

Quello che abbiamo toccato con mano in questi mesi è stato l’effetto che ha avuto l’assenza della scuola sulla “famiglia”, e non solo da un punto di vista organizzativo, fattore già di per sé essenziale. La vita e per certi versi la sopravvivenza delle famiglie ruota attorno alla scuola e alle attività extra scolastiche. Molti genitori hanno affrontato lavoro e famiglia basandosi unicamente sulle proprie risorse. Alcuni bambini, pur avendo i genitori a casa tutto il giorno, si sono ritrovati più soli, e anche più a rischio di essere delegati al computer o alla televisione. Senza le scuole i costi superano i guadagni, molti genitori con un semplice ma eloquente calcolo matematico (mamme in particolare) hanno lasciato il lavoro. Pensate che nel 2019 quasi 38 mila neomamme hanno scelto volontariamente di dimettersi, forse anche a fronte del fatto che solo il 21% di richieste di orari speciali o part-time sono state accolte dai datori di lavoro.  Si tiene conto di questo effetto domino quando si ipotizza un rientro a tempo parziale? Come sarebbe possibile gestire una scuola a turni, senza lavori a turni?

Una mamma e un papà possono essere tali se ci sono insegnanti che fanno gli “insegnanti”. Il vocabolario Treccani definisce il ruolo dell’insegnante come “colui che imprime segni (nella mente)”, nessun riferimento alle nozioni ma bensì ad una azione creativa all’interno di una relazione umana. Scuola non è solo istruzione, e la gestione del covid in ambito scolastico non è, e non può essere, una mera questione sanitaria, perché incontra la complessità del ruolo e del significato sociale della scuola, che è pedagogia, istruzione, educazione, comunità, relazione.

Allora ci chiediamo alla luce di tutti gli studi che sono già stati pubblicati, quanto sia importante bilanciare il rischio di contagio all’interno della scuola con le conseguenze che il distanziamento sociale può avere sui bambini e sulle famiglie. Il rientro a scuola non può non tenere conto dell’impatto che può avere la privazione dei rapporti tra pari, o con l’insegnante. La scuola, e dunque l’apprendimento, è relazione, ed è così che diviene una risorsa educativa ed affettiva a tutto tondo.

Stiamo assistendo alla realizzazione di molti paradossi. La questione scuola è ancora appesa a un filo e avvolta in un velo di incertezza. Per proteggere chi, se poi i bambini, giustamente, incontrano in luoghi diversi altri bambini o sono figli di genitori che frequentano luoghi di lavoro? Prescindendo da qualsiasi considerazione politica, da psicoanalisti possiamo affermare che quando tocchiamo con mano la mancanza di onnipotenza, la paura prende il sopravvento ed è questo che ha fatto perdere di vista che la salute è un bene complesso che si configura in un sistema mente-corpo.

Ora dobbiamo essere lungimiranti e pensare all’impatto psicologico delle nostre scelte, anche se non lo tocchiamo con mano, perché i nostri figli sono il nostro futuro e per la crescita, l’apprendimento e lo sviluppo necessitano di corpi, scambi, contaminazioni e RELAZIONI.

Bibliografia:

1 – https://acp.it/assets/media/download/Quaderni_acp_2020_272_PE_am1.pdf

2 – Tezer H, Bedir Demirdağ T. Novel coronavirus disease (COVID-19) in children. Turk J Med Sci 2020;50(SI–1):592–603. doi: 10.3906/sag-2004-174.

3 – CDC COVID-19 Response Team. Coronavirus disease 2019 in children – United States, February 12-April 2, 2020. MMWR Morb Mortal Wkly Rep 2020;69(14):422–26. doi: 10.15585/mmwr.mm6914e4.

4- http://www.rfi.fr/en/france/20200604-french-covid-19-study-finds-children-far-less-contagious-than-adults

5 –  Supinda Bunyavanich, MD, MPH; Anh Do, PhD; Alfin Vicencio, MD. Nasal Gene Expression of Angiotensin-Converting Enzyme 2 in Children and Adults. JAMA. Published online May 20, 2020. doi:10.1001/jama.2020.8707

6 – Ludvigsson JF. Children are unlikely to be the main drivers of the COVID-19 pandemic – a systematic review [published online ahead of print, 2020 May 19]. Acta Paediatr. 2020

7 – https://www.miur.gov.it/documents/20182/246713/DOCUMENTO+TECNICO+SULLE IPOTESI+DI+RIMODULAZIONE+DELLE+MISURE+CONTENITIVE+NEL+SETTORE+SCOLASTICO.pdf

Articolo di Area Perinatale del Centro SIPRe di Milano con il contributo di: dr Marcello Florita (psicoterapeuta, psicoanalista SIPRe, direttore scientifico del corso di Alta Formazione in Psicologia Perinatale SIPRe, Milano), drs Claudia Maspero (psicologa perinatale, psicoterapeuta dell’età evolutiva Milano), drs Licia Lietti (psichiatra e psicoterapeuta, Milano), drs Greta Petrilli (psicologa perinatale, psicoterapeuta, Bergamo), drs Valeria Pirro (psicologa perinatale, psicoterapeuta, Milano), drs Gaia Tonetto (psicologa perinatale, Milano), drs Alessandra Merisio (psicoanalista SIPRe Milano), drs Claudia Proserpio (psicologa perinatale, psicoterapeuta, Bergamo), drs Stefania Zanolini (psicologa perinatale e psicoterapeuta, Milano), drs Maria Mallardi (psicologa perinatale e psicoterapeuta, Roma).

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial