Maternità Surrogata: non si può far finta che non esista!

La parola “surrogato” deriva dal latino “Subrogare” (sostituire), che significa “incaricato di agire al posto di”. Significa un sostituto, in particolare una persona che sostituisce un altro in un ruolo specifico, quindi la madre surrogata è una donna che rimane incinta e dà alla luce un bambino con l’intenzione di dare via questo bambino a un’altra persona o coppia, comunemente indicati come madre, padre o i genitori “designati” (GD). La maternità surrogata nasce come un importante trattamento per la fertilità: l’utilizzo della fecondazione in vitro (IVF) ha reso possibile la maternità per le donne senza utero, con anomalie uterine, con gravi problemi medici o con altre complicazioni per la gravidanza. Queste possono così diventare madri, con un embrione, creato da loro stesse o da un donatore, e trasferito nell’utero della portatrice gestazionale. Questa tecnica ha anche permesso alle coppie omosessuali e agli uomini single di raggiungere la paternità grazie alla creazione di embrioni con il loro sperma e gli ovociti donatori.

La maternità surrogata è di due tipi: tradizionale e gestazionale. La maternità surrogata tradizionale (anche definita: genetica/parziale/eterosessuale) è il risultato dell’inseminazione artificiale della madre surrogata con lo sperma del padre previsto, rendendola un genitore genetico insieme al padre designato. La maternità surrogata gestazionale (ospite/maternità surrogata completa) è definita come disposizione in cui un embrione dai genitori previsti o da un ovocita o sperma donato viene trasferito all’utero surrogato. Nella maternità surrogata gestazionale, la donna che porta il bambino non ha alcuna connessione genetica con il bambino.

La maternità surrogata può essere commerciale o altruistica, a seconda che la madre surrogata riceva una ricompensa finanziaria per la sua gravidanza. Se la surrogata riceve denaro per l’accordo di maternità surrogata, è considerato commerciale e se non riceve alcun risarcimento oltre al rimborso delle sue spese mediche e di altre spese relative alla gravidanza insieme alla copertura assicurativa per lei, viene indicato come altruistico.

Nella psicologia perinatale, con le innovazione della medicina riproduttiva, sono sopraggiunte questioni spinose, che richiedono profonde riflessioni in ambiti diversi: politico, sociale, legislativo, medico, etico e psicologico. Insieme all’Area Perinatale SIPRe di Milano, un gruppo di psicoterapeuti e psicoanalisti esperti di psicologia perinatale, stiamo cercando di promuovere dei momenti di riflessione affinché il pensiero tenga il passo delle recenti innovazioni nell’ambito riproduttivo. La maternità surrogata è uno degli argomenti più dibattuti e scabrosi, e forse anche per questo uno di quelli meno trattati a livello politico e legislativo, causando un’enorme distanza tra l’aumento della richiesta e lo stallo normativo.

Nonostante sia una delle opzioni per le coppie (per esempio quelle sterili, o quelle omogenitoriali) e sia più frequente di quello che vi possiate immaginare, è vietata nella maggior parte dei paesi europei: Austria, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Norvegia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ungheria. In alcuni paesi non ci sono leggi specifiche e in assenza di una legiferazione i comportamenti sono diversi. Per esempio in Albania, è una pratica NON regolamentata ma largamente tollerata e aperta agli stranieri. Anche in Belgio non è regolamentata. In Repubblica Ceca non ci sono leggi e gli accordi tra genitori e donne portatrici sono nulli.

In alcuni paesi è una pratica consentita. Uno di questi è la Georgia, che consente anche il compenso per la madre portatrice, ma solo per le coppie eterosessuali. In Grecia possono fare richiesta le donne single e le coppie eterosessuali ma non può esserci pagamento in denaro. In Olanda è consentita la solo la forma altruistica. Nel Regno Unito è consentita la forma altruistica, ma gli accordi tra i genitori e madre surrogata non sono tutelati dalla legge. In Russia e Ucraina la gestazione per altri è legale per le coppie eterosessuali e genitori single.

Dopo questo inquadramento legislativo, che ci racconta la confusione in questo ambito, vanno dette due parole sugli aspetti psicologici.

La maternità surrogata coinvolge diversi soggetti e ambiti psicosociali (2). Il ciclo della maternità surrogata comporta dilemmi medici, vissuti dei genitori committenti (esperienza dell’infertilità o del percorso verso il diventare una coppia omogenitoriale), esperienze delle madri portatrici, bambini nati dalla maternità surrogata e professionisti della salute mentale. Le parti in causa nella questione della maternità surrogata sono tante e sono coinvolte su vari livelli come descritto bene dalla figura sotto.

Le MADRI SURROGATE

Le madri surrogate sono descritte nella letteratura come veri angeli “che fanno accadere i sogni”. Sebbene la maggior parte degli “angeli” vivano questa procedura senza grosse conseguenze psicologiche, alcuni studi (1) in questo ambito sottolineano l’importanza di un accompagnamento psicologico (prima, durante e dopo il parto) per le madri portatrici: la gravidanza surrogata dovrebbe essere considerata un’esperienza emotiva ad alto rischio per la probabilità, non remota, di affrontare esperienze negative.

I temi principali fonti di preoccupazioni nelle donne portatrici riguardano:

  1. Esperienze in gravidanza:
    -Coercizione per non avere sentimenti per il bambino
    -Paura e preoccupazione di generare un bambino anormale o con problemi di salute
  2. Rapporti con la famiglia, i parenti e le coppie committenti
    -Paura delle reazioni del marito nella relazione coniugale
    -Dubbi circa l’informare i propri figli del tipo di gravidanza
    -Preoccupazioni all’idea di condividere con i parenti e gli amici
  3. Conseguenze della maternità surrogata
    -Le complicazioni della gravidanza
    -Ricovero in ospedale per minaccia di aborto e aumento della glicemia
    -I problemi religiosi e finanziari della maternità surrogata
    non avendo alcuna legittimazione religiosa evidente e accettabilità sociale
    -Pagamenti non sufficiente per coprire le spese mediche da parte delle coppie

Hanafin et al. (3) sono stati tra i primi a condurre dissertazioni di dottorato negli anni ’80 che hanno tentato una spiegazione più ampia delle dinamiche psicologiche sulle motivazioni e sui dati demografici delle madri surrogate. La loro indagine ha rivelato che le madri surrogate negli Stati Uniti avevano una delle seguenti intenzioni: desideravano fare qualcosa di importante nella loro vita, avevano una maggiore empatia per la coppia senza figli e si divertivano a vivere una gravidanza o desideravano guadagni finanziari. In genere, queste donne erano poco più che ventenni, il più delle volte sposate e avevano una media di due figli.

Ragoné’s nel 1996 (4) e Imrie e Jadva, Golombok, 2014 (5), hanno affermato le ragioni altruistiche per la maternità surrogata erano le più comuni. Gli studi hanno suggerito che le portatrici dimostrano un profilo di personalità caratterizzato da “elevata resilienza psicologica, forza dell’ego, resistenza emotiva, forte autostima, autocompiacimento, capacità di gestire i conflitti emotivi, assunzione di responsabilità e bassi tratti di ansia, tendenze ossessivo compulsive e potenziale dipendenza”.

Detto questo è evidente come dal 1996 ad ora le cose siano cambiate molto, perché soprattutto considerando i paesi dove si trovano spesso le madri portatrici, questa scelta ha a che fare anche, e talvolta soprattutto, con un bisogno economico. Rimane il fatto che il vissuto della donna è, in parte, influenzato dal contesto in cui si trova. Se in alcune famiglie o società è considerato eticamente inammissibile (“la maternità contrattuale è disumanizzante perché mercifica il parto, riduce le donne ad incubatrici e allontana le madri surrogate dal loro lavoro riproduttivo”), alcune frange delle femministe liberali caratterizzano tipicamente la maternità surrogata “come una naturale estensione della libertà riproduttiva e dell’autonomia personale delle donne”. Propongono che la maternità surrogata abbia “il potenziale per ridurre le disuguaglianze economiche implicite per le donne e costruire nuovi modelli familiari che sfidano il tradizionale etero-patriarcale famiglia”.

Non a caso l’occultamento della maternità surrogata e le critiche degli altri sono risultati predittivi della depressione postpartum. Non sono state trovate associazioni tra un maggiore legame prenatale e un maggiore disagio psicologico durante la gravidanza o dopo l’abbandono.

I GENITORI DESIGNATI

Anche questo capitolo è molto complesso perchè la popolazione di futuri genitori è molto eterogenea e comprende: coppie con infertilità, single, coppie omosessuali.

Golombok et al. nel 2004 ha condotto il primo studio nel Regno Unito sulle relazioni dei bambini surrogati di 1 anno con i genitori (previsti). (6) Secondo questo lavoro scientifico le famiglie che sono passate dalla maternità surrogata hanno costruito un buon funzionamento familiare al pari delle famiglie classiche. La maggior parte delle madri ha riportato una buona salute mentale e fisica e un buon sviluppo nei propri figli. All’età di 1 anno, le madri di bambini nati attraverso la maternità surrogata (Madri Designate) hanno mostrato un maggiore calore e piacere del bambino (rispetto alla madre con concepimento naturale), sebbene sono stati riportati livelli perfino eccessivi di coinvolgimento emotivo (over-involvement). All’età di 2 anni, le madri (MD) hanno mostrato di nuovo relazioni genitore-figlio più positive, cioè livelli più elevati di gioia e competenza e livelli più bassi di rabbia e senso di colpa. All’età di 3 anni le madri (MD) hanno mostrato livelli più elevati di calore e interazione rispetto alle madri con un bambino concepito naturalmente. Si è invece riscontrata un’interazione madre-figlio meno positiva all’età di 7 anni. Questo risultato può derivare dalla comprensione dei bambini della maternità surrogata. Invece, sembra che l’assenza di un legame biologico tra madri e figli possa essere associata a differenze sottili nei modelli di interazione madre-figlio, cioè in relazione alla reattività, reciprocità e cooperazione. Le difficoltà genitoriali e la presenza di problemi psicologici nei bambini possono essere state minimizzate da madri che effettuano la maternità surrogata (o che effettuano donazioni di ovociti) che potrebbero voler presentare il loro bambino in una luce favorevole o come reazione allo stigma associato a queste procedure, o perché sentono di dover essere all’altezza delle aspettative di se stesse come madri date le difficoltà che hanno dovuto superare per avere un figlio. La madre designata (MD) credeva anche che, poiché avevano un’opportunità unica e insperata di diventare genitore, doveva essere all’altezza.

Visto che la maternità surrogata è una delle procedure riproduttive a cui ricorrono le coppie omosessuali, in particolare gli uomini, va fatta una riflessione anche su questo. La maggior parte degli studi scientifici che valutano la funzione genitoriale dei padri e il funzionamento dei bambini cresciuti in coppie genitoriali, ci raccontano che non esistono differenze sostanziali. La Columbia Law School, che raccoglie tutte le ricerche sull’omogenitorialità, ha preso in esame 78 ricerche e ha scoperto che 74 studi scientifici indicano che i bambini cresciuti da genitori omosessuali non presentano differenze significative dai bambini di coppie eterosessuali rispetto alle principali variabili esaminate: benessere psicologico, identità sessuale, esperienze sociali e relazioni con i padri e riuscita scolastica.

Le questioni che, in accordo con gli studi, danneggiano di più questi bambini sono la precarietà giuridica in cui vivono queste famiglie e, solo secondariamente, lo stigma sociale. Un’altra variabile ha a che fare con la condivisione della propria origine. Ci sono diversi studi sui bambini adottati che sottolineano come il non essere a conoscenza delle informazioni relative alla propria storia genealogica può contribuire allo sviluppo di disagi emotivi e comportamentali. Questo vale anche per i bambini delle coppie omogenitoriali. In particolare quanto prima si inizia a condividere la storia della propria origine, quanto più tempo avrà il bambino per elaborare e integrare le informazioni ricevute, facendole sue e non vivendole come fonte di disagio (tratto da Giornale Italiano di Psicologia, articolo di Lingiardi e Carone).

La forma della famiglia o la natura dell’origine del proprio concepimento una variabile fondamentale nel benessere del bambino e della relazione con esso. Sulla base di questi studi non si può neanche dire che esista una funzione materna o paterna collegata al genere di appartenenza: esistono funzioni genitoriali e capacità di attivarle o meno al di là dell’essere madre, padre o zia. I processi famigliari, cioè la qualità dei rapporti affettivi e la capacità di assumersi le diverse funzioni genitoriali (al di là del genere a cui si appartiene), trionfano sempre sulla forma della famiglia!

La RELAZIONE tra GENITORI DESIGNATI e le MADRI SURROGATE

Secondo uno studio di Susan Imrie et al del 2014 svolto nel Regno Unito, nella maggior parte dei casi i Genitori Designati (GD) – che in questo caso possono essere genitori single, coppie eterosessuali o omosessuali – e le madri surrogate (MS) sono rimasti in contatto e hanno considerato le relazioni formate positive (8). La varietà di tipologia di relazioni costruite e l’alta quantità di contatti tra GD e MS, suggerisce che, nella maggior parte dei casi, le parti coinvolte negli accordi nel Regno Unito sono riuscite a negoziare questa relazione potenzialmente problematica e ad avere con un alto grado di successo, creando relazioni che sono state apprezzate e sostenute nel tempo. La mancanza di differenze significative nelle variabili in base al tipo di maternità surrogata (genetica o solo gestazione) va in qualche modo a sfidare i presupposti comuni secondo cui la maternità surrogata genetica è intrinsecamente più problematica e ha più probabilità di fallire rispetto alla maternità surrogata gestazionale. Questo dato ci suggerisce che fattori diversi dalla presenza o assenza di un collegamento genetico con il bambino possono determinare il successo e gli esiti a lungo termine di un buona rapporto con la madre surrogata.

COVID-19 e MATERNITA’ SURROGATA

E’ mattina, nell’hotel Venezia di Kiev si diffonde un pianto denso e assordante di un mucchio di neonati. Come all’opera, la sala è illuminata da un lampadario di cristallo e lo scenario è pulito ed etereo. Sono i 46 bambini nati da madri surrogate e in attesa di essere consegnati ai loro genitori destinatari. La pandemia ha bloccato tutto, non solo l’economia, gli sport, il divertimento, i viaggi, ma anche le consegne dei bambini nati da gravidanze surrogate. Il filmato, che ha fatto scalpore (vedi sotto) in tutto il mondo, è stato prodotto dalla Biotexcom, una società moldava che opera legalmente in ucraina e si definisce una delle più grandi cliniche riproduttive ed il cui slogan è: “l’infertilità totale non esiste, ve lo assicuriamo“. Una voce calma e con un marcato accento russo dice nel video: “Qui ci sono bambini di tutti i paesi: Stati Uniti, Italia, Spagna, Regno Unito, Cina, Francia, Germania, Bulgaria, Romania, Austria, Messico e Portogallo”, ed aggiunge “cari genitori, se non potete attraversare le frontiere e non venire in Ucraina a prendere ora il vostro bambino, non perdetevi d’animo”. Le culle messe una fianco all’altra, come in una catena di montaggio o in un concessionario dove si acquistano le auto. Le immagini hanno suscitato profondo sconcerto, provocando le proteste da parte dei movimenti femministi che si battono per la tutela delle donne e dei bambini.

Cosa è successo precisamente? A causa dell’emergenza sanitaria i genitori committenti non hanno potuto viaggiare verso l’Ucraina ma nel contempo i figli designati sono nati. La Biotexcom è chiaramente in difficoltà tanto che l’avvocato della clinica Denis Herman sollecita i clienti a rivolgersi ai Ministeri degli Esteri dei rispettivi Paesi perché richiedano al Governo ucraino un permesso speciale in deroga alle regole del lockdown per recarsi a ritirare i neonati.

Così come nel caso delle tecniche di fecondazione assistita che, a causa del Covid-19, sono state sospese per mesi negli ospedali lasciando le coppie esauste per lo svilimento delle loro speranze di divenire genitori, anche nel caso delle bambini dati da madri surrogate le conseguenze sono state enormi.

Al di là di un giudizio su chi ricorre a queste tecniche, o sugli stati che le hanno rese legali, quello che ci preme di più in questa vicenda è evidenziare come questo stallo, con bambini parcheggiati in una hall di un hotel, sia una sconfitta per i neonati. Dagli 0 ai 3 anni, è fondamentale il rapporto con il proprio care giver (mamma, papà che sia), così come il contatto pelle contro pelle (che funge da stabilizzatore e regolatore esterno dei ritmi interni), così come l’allattamento al seno, così la relazione affettiva che necessita di presenza, reciprocità e contatto. Dagli 0 ai 3 anni si giocano partite importantissime per lo sviluppo neurologico, per la motricità, per la costruzione del sé (che necessita del contatto con il proprio care giver), per l’instaurarsi di relazioni affettive. Se la colpa sia dei governi, o di chissà chi, non importa, ma, in questa vicenda, i neonati (e quindi la relazione con i loro genitori designati) erano i primi da tutelare e avrebbero dovuto avere un trattamento speciale per favorire il contatto con i loro genitori e non essere posteggiati in attesa di una immatricolazione. Deve essere una nostra responsabilità la tutela del minore.

Il video che la Biotexcom ha diffuso per tranquillizzare i genitori destinatari dei 46 neonati.

ALCUNE RIFLESSIONI sulla GENITORIALITA’ e la STORIA di BRIDGET

Non è nostro interesse giudicare, anzi quello che più ci sta a cuore è trasmettere l’idea che la genitorialità si può declinare in tanti modi diversi, e cioè anche al di fuori della nostra concezione della famiglia classica: la coppia sentimentale formata da una madre e padre biologico.

“In realtà questa idea è profondamente culturale, perché qualsiasi antropologo sottolineerebbe che da un fatto biologico molto semplice – un uomo e una donna che fanno un bambino- le società umane non traggono sempre le stesse conseguenze e non postulano tutte, per esempio, una coincidenza “naturale” tra il padre e il genitore biologico, e la tra la madre e la genitrice biologica.

La genitorialità, dando una definizione molto ampia, è un sistema che attribuisce dei figli a dei genitori, e dei genitori a dei figli. Questo sistema può combinare in modi diversi, a seconda delle epoche e delle culture, tre fattori: l’alleanza (il divenire coppia), la filiazione (il generare un bambino) e la residenza (il vivere sotto il medesimo tetto). E’ evidente che la nostra cultura fa coincidere tutti questi elementi: ci aspettiamo che una coppia sentimentale (alleanza), generi un figlio (quindi entrambi devono essere eterosessuale ed entrambi genitori biologici) e vivano sotto lo stesso tetto. Alcune società attribuiscono più padri o più madri allo stesso figlio, senza assumere la dimensione biologica come un dato rilevante.

Negli ultimi anni ci sono stati numerosi cambiamenti che hanno investito l’ambito materno infantile; la sempre maggiore frequenza alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), la fecondazione Eterologa, la maternità surrogata, la omogenitorialità, la monogenitorialità, cosi come la più alta incidenza delle nascite pretermine o dei lutti peri- natali, legati ai tentativi di fecondazione assistita. Gli scenari della genitorialità sono rapidamente e inevitabilmente mutati, senza che a questi corrispondesse un cambiamento giuridico (per esempio nella coppia omogenitoriale il padre, o la madre, non genetica non ha alcun diritto sul bambino) e una riflessione psicologica adeguata.

(9 – brano tratto da “Benessere e Cura nell’Esperienza Perinatale” a cura di Marcello Florita).

Queste nuove sfide generano domande importanti sulla famiglia e la genitorialità: esistono le “famiglie naturali” ed è dunque la natura a decidere cosa sia la cultura o viceversa? Quale è il benessere dei bambini e quale quello delle famiglie? Questi possono corrispondere? La funzione genitoriale ha a che fare con il genere (esiste una funzione paterna o materna legata al genere biologico) o con l’aver generato (cioè essere genitori biologici)?

(9 – brano tratto da “Benessere e Cura nell’Esperienza Perinatale” a cura di Marcello Florita).

La genitorialità non nasce con la generazione biologica (in memoria non abbiamo difficoltà a trovare genitori biologici che non hanno assunto compiti genitoriali), né al momento della nascita (per es. non sempre i padri si sentono tali dalla nascita di un figlio), né in corrispondenza con un forte desiderio di avere un figlio.

Diventare genitori, è molto diverso da desiderare un figlio. Si può desiderare un figlio, o proprio “quel figlio” costruito dalle nostre aspettative, ma si può non essere pronti a diventare genitori del figlio che ci capita, che sia biologico o no. Forse questa è una delle criticità che sono venute a galla con la maternità surrogata: il passaggio dal figlio desiderato, al diventare genitori del figlio reale.

A tal proposito c’è una storia d’attualità che ha gettato ombre (per una facile generalizzazione) sulla scelta della maternità surrogata.

Vi racconto la triste storia di Bridget, la bambina apolide.

Bridget vive insieme ad altri circa 200 bambini alla Sonechko Children’s Home, una collezione di fatiscenti edifici in mattoni a due piani in una città a sud est di Kiev.

È stata abbandonata dalle stesse persone che l’hanno pagata per nascere: i suoi genitori americani.

Ora è orfana e ha disabilità che richiedono cure mediche.
Marina Boyko è l’infermiera dai capelli fiammeggianti che si prende cura della bambina fin da piccola ed è una dei pochi protagonisti positivi di questa vicenda.

Ma torniamo indietro, per capire cosa è accaduto. Nel febbraio del 2016, Bridget è nata prematuramente a 25 settimane e pesava poco più di 800 grammi. Suo fratello gemello è morto, proprio a causa della nascita troppo anticipata. A quanto pare lei aveva una gran voglia di vivere e, dopo un periodo in terapia intensiva, è sopravvissuta. Il suo nome è l’unica e l’ultima cosa che ha avuto dai suoi genitori statunitensi. Dopo la nascita la società Biotexcom aveva avvertito i genitori che, a causa della nascita prematura, Bridget avrebbe avuto alte probabilità di avere varie disabilità. Ricevuto il bollettino medico, i genitori committenti avevano chiesto che venisse staccata dal respiratore, ma la legge ucraina non lo permette fino a quando non è riscontrata una morte cerebrale e così è stata curata.

La Tv australiana Abc, che ha prodotto il video sottostante, ha ricostruito in un film la sua storia. Marina, l’infermiera di cui parlavamo prima, sin dall’inizio ha capito che la bambina avrebbe avuto meno disabilità del previsto e si è presa in carico della salute della piccola. E’ stata lei ad occuparsi di Bridget dalla nascita e, per aiutarla, stava con lei ben oltre l’orario di lavoro. C’è un legame amorevole tra la coppia che può essere sentito da tutti coloro che le vedono insieme. I risultati si vedono perché ora Bridget ha 4 anni mangia da sola, gattona, si siede e canta le sue canzoni preferite.

Anche la donna che l’ha portata in grembo non è interessata a lei. Del resto non ha neanche nessun diritto legale sulla bambina.

Per 3 anni Bridget è stata un’apolide. Non aveva il diritto di cittadinanza statunitense, né i documenti ucraini.

E’ una storia triste, sicuramente drammatica, ma non va generalizzata condannando la maternità surrogata in toto. Diventare genitori è molto diverso da desiderare un figlio.

La triste storia di Bridget, abbandonata dai suoi genitori committenti, e di Marina Boyko.

CONCLUSIONI

La maternità surrogata è uno dei metodi per costruire una famiglia, in cui una terza parte partecipa per portare avanti la gravidanza; una donna rimane incinta per una coppia committente. La maternità surrogata è stata considerata per anni l’ultima risorsa per avere un figlio. Attualmente non è più considerata come l’estrema ratio, vi accedono coppie infertili che non vogliono adottare un bambino, genitori single senza partner o oltre una certa età e che non sono in grado di portare una gravidanza con nessun altro metodo, o coppie omosessuali (8).

La maternità surrogata comporta nuove sfide in campo etico, emotivo, psicologico, sociale e legale e se queste non vengono affrontate, questa metodologia può comportare criticità. Le storie d’attualità riportate nell’articolo, dai neonati parcheggiati ai tempi del covid-19, alla storia di Bridget ne sono un esempio lampante.

Le discrepanze riguardanti le leggi sulla maternità surrogata indicano che questo metodo è ancora molto controverso. Nella maggior parte dei paesi dell’occidente non si è ancora affrontato il tema con serietà, nonostante gli stessi cittadini vi ricorrano emigrando in paesi più permissivi. In molti paesi industrializzati come Francia, Germania, Italia e Spagna e alcuni stati degli Stati Uniti, la maternità surrogata è vietata.

Per sviluppare qualsiasi linea guida, dovrebbero essere considerati i bisogni, i valori, le credenze, gli aspetti psicologici e le differenze etiche, spirituali e culturali della società. Anche se forse la valutazione dei bisogni è il primo e fondamentale passo nella programmazione del sistema sanitario e dell’educazione medica: dal momento in cui i cittadini ricorrono a questo metodo andando in altri paesi, vi sarebbe la necessità di occuparsi di questa vicenda.

Oltre alla valutazione dei bisogni della società, ci dovrebbe essere una presa in carico seria del bisogno soggettivo o della coppia. Lo psicologo dovrebbe essere un anello fondamentale nel ciclo della maternità surrogata. Desiderare dei figli, desiderare quel figlio immaginato, è molto diverso da diventare genitori, e da esserlo del figlio che ci capita.

Il lavoro psicologico con i soggetti committenti, così con le donne che decidono di diventare madri surrogate dovrebbe far parte della proposta medica del sistema sanitario.

Il nostro compito, da professionisti del materno infantile, non è banalizzare, né idealizzare, né giudicare, ma aprirci all’ascolto e cercare di comprendere la complessità delle nuove famiglie e dei loro figli, cercando di favorire il benessere dei minori, i primi soggetti da tutelare, al di là di apriorismi culturali” (9 – tratto da Benessere e Cura nell’Esperienza Perinatale).


Se hai bisogno di un supporto o di una psicoterapia legata ad esperienze nell’ambito perinatale (PMA, maternità surrogata, nascita pretermine) o problemi di ansia o depressione contatta: Dott. Marcello Florita

Nel caso in cui desideri una valutazione psichiatrica (per ansia, disturbi del sonno, depressione postpartum, etc..) contatta: Dott.ssa Licia Lietti


BIBLIOGRAFIA

1) Hoda Ahmari Tehran, M.Sc.,1Shohreh Tashi, M.Sc.,2Nahid Mehran, M.Sc.,3Narges Eskandari, Ph.D. Candidate.,4and  Tahmineh Dadkhah Tehrani, M.Sc.3, “Emotional experiences in surrogate mothers: A qualitative study

2) Ansha PatelPratap Kumar,1 and  P. S. V. N. Sharma2, “The Miracle Mothers and Marvelous Babies”: Psychosocial Aspects of Surrogacy – A Narrative Review, J Hum Reprod Sci. 2020 Apr-Jun; 13(2): 89–99.

3) Hanafin H.  “Surrogacy and gestational carrier participants Infertility Counseling: A Comprehensive Handbook for Clinicians“. New York: Cambridge University Press; 2006.  

4) Ragoné H. “Chasing the blood tie: Surrogate mothers, adoptive mothers and fathers“. Am Ethnol. 1996;23:352–65.

5) Imrie S, Jadva V. “The long-term experiences of surrogates: Relationships and contact with surrogacy families in genetic and gestational surrogacy arrangements“. Reprod Biomed Online. 2014;29:424–35.[PubMed]

6) Golombok S, Murray C, Jadva V, MacCallum F, Lycett E. “Families created through surrogacy arrangements: Parent-child relationships in the 1st year of life“. Dev Psychol. 2004;40:400–11. [PubMed] [Google Scholar]

7) Marjan Goli,1,2Ziba Farajzadegan,3Zeinab Heidari,4 and  Shahnaz Kohan4, “Reproductive and sexual Health of surrogate mothers, developing a care program: a protocol for mixed methods study“. Reprod Health. 2019; 16: 23. Published online 2019 Feb 26. 

8) Susan Imrie, Vasanti Jadva, “The long-term experiences of surrogates: relationships and contact with surrogacy families in genetic and gestational surrogacy arrangements“, Reproductive BioMedicine Online, Volume 29, Issue 4, October 2014, Pages 424-435

9) Marcello Florita (a cura di), “BENESSERE e CURA NELL’ESPERIENZA PERINATALE”, Edito da Ordine degli Psicologi della Lombardia (OPL), Giugno 2020.

10) Giornale Italiano di Psicologia, 2016, 1-2. Articolo di Lingiardi e Carone.

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