VIAGGIARE CONSAPEVOLI È UNA FORMA DI TURISMO TERAPEUTICO

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Durante il medioevo nel cattolicesimo c’era la convinzione che i mali del corpo e della mente si potessero curare partendo per un lungo viaggio. La chiesa pubblicò una guida sui luoghi di pellegrinaggio con l’indicazione di specifici luoghi a seconda del problema da affrontare. C’erano 46 pellegrinaggi ai santuari della Madonna del latte, per chi non riusciva ad allattare o veniva raccomandata la basilica di San Lorenzo a Roma, toccando le ossa delle braccia di santa Apollonia, per chi fosse affetto da mal di denti.

Anche se nessuno crede più che i viaggi aiutino a curare il mal di denti, siamo ancora aggrappati all’idea che certe parti del mondo abbiamo il potere di rispondere ai bisogni della nostra psiche e di provocare in noi un cambiamento che non sarebbe possibile se restassimo a casa.

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Ecco una riflessione stimolante di Alain de Botton, filosofo e storico del pensiero, sul VIAGGIO e il turismo terapeutico.

La guida turistica è l’equivalente odierno del Debrett’s peerage & baronetage, il manuale dell’aristocrazia britannica che consultavano le persone brillante per sapere chi valeva la pena di andare a trovare. Liste come quelle delle guide turistiche favoriscono inconsapevolmente lo snobismo. Lo snobismo fa leva su una fragilità insita nella nostra natura: l’incapacità e l’insicurezza di decidere cosa è importante per NOI, accompagnata dall’umile convinzione che tutto ciò che è importante o prezioso è stato necessariamente già scoperto da altri o ha già acquisito un prestigio riconosciuto da tutti. Non dobbiamo sentirci stupidi per questo. Ma mentre viaggiamo possiamo scoprire dentro di noi interessi latenti che non vengono nominati nei depliant degli uffici turistici e che potremmo benissimo coltivare se riuscissimo a superare il senso di colpa da guida turistica. Per esempio, sotto sotto potremmo essere molto più curiosi di sapere come funzione un supermercato locale che di vedere il monumento a Cervantes. O, magari, a colpirci potrebbe essere la semplice aridità del paesaggio e i sistemi usati per far arrivare l’acqua in città e nei paesi circostanti. (…) Ci vengono presentate opzioni come ‘divertimento all’aria aperta’, ‘avventura per famiglia’, ‘weekend culturale’ o ‘rifugio su un’isola, ma non vengono analizzati i possibili effetti di queste destinazioni sulla nostra psiche. Dobbiamo avere chiaro nella nostra mente che cosa cerchiamo dentro di noi e cosa ragionevolmente può offrirci il mondo esterno. Auspicabilmente diventeremo dei viaggiatori più consapevoli, coscienti di essere alla ricerca di luoghi capaci di offrirci benefici psicologici come la calma o la possibilità di vedere le cose da una prospettiva diversa“.

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