Libri psicoanalisi

RECENSIONI

“L’INTRECCIO”

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   Autore: Florita Marcello Orazio

   Editore: Franco Angeli

   Collana: Serie di psicologia

   Data di Pubblicazione: 2011

 

 

È esperienza comune osservare se stessi e gli altri esseri umani prendere delle decisioni, compiere delle azioni, comportarsi – in altre parole, relazionarsi con il mondo esterno- in un modo che talvolta può apparire incomprensibile, o ancora meglio, imprevedibile. Questo perché gli esseri umani sono complessi ed il comportamento dipende dall’interazione di un’infinità di variabili diverse; conoscere queste variabili, le condizioni di partenza di un individuo, non permette però di prevedere sempre l’evoluzione di quest’ultimo.

Questo è essenzialmente il tema centrale dell’opera di Marcello Florita, che applica la teoria dei sistemi dinamici complessi all’uomo ed alla psicologia.

Partendo dall’enunciazione del principio dell’indeterminazione di Heisenberg, e dunque dallo studio della meccanica in fisica, attraverso un intreccio di concetti filosofici, psicoanalitici, neuropsicologici e di contributi neuroscientifici e biologici, quest’opera propone una prospettiva innovativa: una modalità nuova di guardare alla psicologia e alla psicopatologia, offrendo una visione di quest’ultima non più statica, immobile e permanente, bensì dinamica ed in evoluzione.

Marcello Florita offre una visione dell’uomo olistica: l’uomo è concepito nella sua essenza come un intreccio indissolubile di mente e corpo. Viene quindi proposto un modello eziopatogenetico non lineare, capace di superare una modalità di approccio alla sofferenza psicologica deterministica e riduzionista.

Quest’opera promuove nuovi valori da applicare nella pratica clinica quali l’accettazione dell’incertezza come elemento intrinseco alla psicoterapia, da non considerarsi come elemento ostacolante la terapia, ma da intendersi come capacità di aspettare che un senso si dispieghi all’interno del processo terapeutico, nell’interazione con il paziente. Come afferma l’autore stesso “la conoscenza non è più possibile considerarla come un cammino verso una spiegazione unica e completa”.

Propone quindi un approccio profondo, multifattoriale, che rifiuta i nessi causali semplici e la supremazia del pensiero lineare nel difficile tentativo di comprendere il funzionamento mentale umano. Secondo questa teoria, l’uomo si struttura in una data maniera (più o meno adattiva), a seconda dei meccanismi di auto-organizzazione ed eco-organizzazione (l’organizzazione cui arriva l’individuo come esito dell’interazione con il mondo esterno).

Tra gli elementi che rendono questo saggio un’interessante e stimolante lettura vi sono l’ampia bibliografia di riferimento e l’integrazione di contributi provenienti da prospettive e discipline molteplici. Un altro aspetto che arricchisce significativamente l’opera sono i casi clinici riportati ed intrecciati nel testo, che si svelano lentamente andando a fondo con la lettura, che risultano emblematici nello spiegare i concetti esposti.

L’“intreccio” è sicuramente un testo da consigliare a chiunque si interessi di psicologia e di psicoterapia, ma in generale a chiunque voglia provare a riflettere su tematiche di interesse clinico con una mente aperta alla complessità.


“LA DIAGNOSI PSICOANALITICA”

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   Autore: Nancy McWilliams

   Editore: Astrolabio – Ubaldini

   Collana: Psiche e coscienza

   Data di Pubblicazione: 2012

 

 

La diagnosi è uno strumento utile nella pratica clinica, che ha l’arduo compito di circoscrivere ed identificare, (alcuni direbbero “etichettare”), le molteplici e variegate manifestazioni della sofferenza psicologica di un individuo così da poter pianificare un trattamento adatto.

Nel processo diagnostico sono talvolta insiti dei rischi, non ultimo quello di ipersemplificare qualcosa di molto complesso.

La diagnosi proposta da Nancy McWilliams nella sua opera “la diagnosi psicoanalitica” assume una profondità che riesce ad illuminare quell’universo che è il funzionamento mentale di ogni essere vivente.

Dopo aver chiarificato i vantaggi di un processo diagnostico condotto adeguatamente, e aver svolto un excursus storico dell’evoluzione della diagnosi nella storia della psicoanalisi, la McWilliams arriva a proporre un nuovo, moderno, modello di diagnosi.

Esso descrive la struttura di personalità di ogni individuo lungo due assi: un asse evolutivo ed un asse tipologico. Ogni individuo ricade dunque su un punto di un immaginario grafico a seconda di dove si colloca nella dimensione maturativa ed in quella tipologica.

I livelli dell’asse evolutivo variano dall’estremo più “sano” (nevrotico) ad un livello borderline, fino ad un livello di maggiore e massima gravità (livello psicotico); l’asse evolutivo viene però concepito come un continuum dove le differenze di livello evolutivo aumentano progressivamente così da poter giustificare delle ipotesi di differenze categoriali.

La collocazione dell’individuo nell’asse tipologico dipende invece dall’utilizzo prevalente di una particolare difesa (o di un gruppo di difese) da parte di quell’individuo: per esempio la McWilliams sottolinea come l’operazione difensiva primaria dei soggetti psicopatici sia il controllo onnipotente poiché in questi individui “il bisogno di esercitare potere prevale su ogni altro obiettivo”.

Le dimensioni evolutiva e tipologica non sono totalmente indipendenti l’una dall’altra: le categorie tipologiche che dipendono dall’impiego di difese più mature saranno maggiormente raggruppate verso l’estremità nevrotica e viceversa.

I punti di forza di questo testo sono la ricchezza di casi clinici esemplificativi, che danno efficacemente vita ai concetti astratti proposti dall’autrice, ma anche la facilità di comprensione del testo, dovuta alle capacità di espressione della McWilliams, che rendono il testo scorrevole e accessibile, di comprensione immediata ma che non risulta mai banale.

Per questi motivi, “la diagnosi psicoanalitica” rappresenta un testo adatto a chi si avvicina per la prima volta ai temi della psicoanalisi, della diagnosi e della psicoterapia, ma allo stesso tempo in grado di arricchire chi opera nella clinica, quale che sia la professione o l’orientamento teorico.


“STILI NEVROTICI”                                                                         

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   Autore: David Shapiro

   Editore: Astrolabio – Ubaldini

   Collana: Psiche e coscienza

   Data di Pubblicazione: 1969

 

 

L’opera “stili nevrotici” di Shapiro è uno studio clinico che espone in modo approfondito e analitico le caratteristiche di quattro differenti stili nevrotici: ossessivo-coatto, paranoide, isterico ed impulsivo. Gli “stili nevrotici” sono delle modalità di funzionamento specifiche delle diverse condizioni nevrotiche, per utilizzare le parole di Shapiro stesso sono “modi di pensare e di percepire, di provare le emozioni, i modi dell’esperienza soggettiva in generale e i modi di attività associati a varie patologie”. Egli li considera però delle strutture psicologiche a sé stanti; questi diversi modi di interfacciarsi con la realtà determinano cioè le modalità con cui certi tratti o sintomi si esprimono in un dato individuo, e non sono concepiti meramente come l’esito di meccanismi difensivi o di determinate pulsioni.

L’autore, nell’esposizione di ogni stile, riesce efficacemente a mettere in relazione le modalità di percezione (i modi caratteristici di dirigere l’attenzione) con i modi di cognizione, e con le conseguenze di questi sull’esperienza affettiva nei diversi stili.

Il linguaggio utilizzato dall’autore è semplice e accessibile, e la spiegazione degli stili è dettagliata ed arricchita di estratti di casi clinici per rendere più agevolmente comprensibili  alcuni concetti.

Le idee espresse in quest’opera sono utili da declinare nel processo diagnostico, per il raggiungimento di una corretta diagnosi differenziale di funzionamento, soprattutto per quanto riguarda gli stili ossessivo-coatto e paranoide, al confronto dei quali l’autore dedica un’attenzione particolare (oltre che una sezione specifica all’interno di un capitolo corredata di tabella riassuntiva).

In conclusione, nonostante si tratti di un testo edito nel 1969, quello di Shapiro mantiene una rilevanza clinica nell’attualità, garantendo anche oggi occasioni di riflessione che possono essere di grande valore nella pratica clinica.

Martina Trinchieri, Dottoressa in Psicologia Clinica