I Millennial e il capitale umano: riflessioni pedagogiche.

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I millennial sono la prima generazione da molto tempo ad essere più povera della precedente. Mentre nell’epoca precedente dettavano i tempi il capitale materiale e monetario, oggi è determinante il capitale umano. Per questo ogni tipo di autorità – dalle madri ai presidi – hanno raccomandato i millennial di accumulare più capitale umano possibile. Ma il mercato non ha rispettato la sua parte dell’accordo. Li hanno definiti gli “Unlucky millennials” perchè sono più indebitati (anche per studiare) nonostante siano più istruiti e lavorino di più delle generazioni precedenti. (…)
Accumulare conoscenze e farle fruttare è il principale pilastro dell’economia. Sostanzialmente il capitalismo dei millennial privatizza il rischio (studiare è a spese del singolo), mentre il profitto della loro istruzione è collettivo. Va detto però che i ricavi dell’accresciuto capitale umano non vanno a chi possiede, altrimenti tutti i millennial ben istruiti avrebbero prospettive economiche migliori e non salari stagnanti.
Così in un mercato del lavoro in cui una lettera di raccomandazione e una voce sul curriculum valgono tanto, i millennial sono disposti a dare via l’unica cosa che hanno: il tempo e le energie.
La maschera pedagogica, termine preso in prestito dal sociologo dell’istruzione Jurgen Zinnecker, è riferita al fatto che anche l’istruzione è centrata sul sapere e sul preparare a diventare lavoratori il più possibile produttivi. In alcune scuole vengono annullate gite o spettacoli teatrali perchè ritenuti improduttivi per ampliare conoscenze che applicheranno una volta raggiunta l’età adulta.
Peccato che, come accennato sopra, questa produttività dia benefici collettivi (alle aziende o all’economia) e non privati (i millennial lavorano il 16% in più e guadagnano di meno rispetto alle generazioni precedenti). In alcune scuole preparano curriculum orientati al futuro per preparare gli studenti a una società in cambiamento (ci sono momenti in cui la società non cambia?).
La domanda è quando si può cominciare ad imporre un futuro a dei minorenni? è corretta un’istruzione centrata su una produttività sterile per l’individuo?
Riflessioni tratte dal libro di Malcom Harris “Kids These days“.
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